L’intervista a Denny Loe, vincitore della Flexin Battle a Genova e del contest della DissWay

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Ciao e grazie per averci concesso questo spazio. Diciamo che la tua intervista sarà molto varia, perché di cose di cui parlare ne abbiamo parecchie. Ma iniziamo con la solita domanda di rito. Chi è Denny Loe e cosa si nasconde dietro il lupo di Roma?

Ciao e grazie a voi per l’intervista. Denny Loe è un semplice ragazzo di Pomezia, in provincia di Roma, da ormai 10 anni sono attivo musicalmente ma scrivo da quando ho 13 anni. Il nome è nato da un gioco per la PS2 che era PES2 e c’era questo giocatore scozzese inventato che si chiamava appunto così ed era fortissimo. Da lì ho “rubato” il nome. Ma in realtà The Wolf of Rome è nato da quando 1 anno fa (13-11-2016) mi sono trasferito nella rinomata Torino aka Black City, anche se il mio primo live con la maschera lo feci a Roma qualche mese prima di trasferirmi (tra l’altro vinsi un contest insieme al crew che con me sono sotto contratto con Kira Records). Il lupo di Roma non è altro che “la mia parte cazzuta”, quella delle battle, dove voglio dimostrare che sopra ogni palco posso sbranare chiunque senza ululare (ovviamente è una metafora) anche se poi potrei uscire sconfitto.

Molti sicuramente ti avranno paragonato a Salmo per via della maschera ma, cosa rappresenta per te?

Ormai ci sono abituato, me ne hanno dette di tutti i colori. In un mondo in cui conta solamente il fatto esteriore e non il concreto te lo aspetti, la mediocrità dell’ascoltatore medio del rap è imbarazzante. Nel pezzo “NON ME NE SONO MAI ANDATO FREESTYLE”, video estratto dal mio nuovo tape “LA ROSA DI JERICHO”, spiego a grandi linee del perché porto la maschera. Oltre ad un fattore “attrattivo”, che per me passa in secondo piano, la maschera del lupo per me rappresenta Roma, il mio sentirmi romano anche se della provincia, la figura stessa sta a significare “lealtà, coraggio, fedeltà”, tutte caratteristiche che rispecchiano il mio modo d’essere anche sopra al palco.

Quali o Quale è stato il fattore scatenante di quando hai iniziato con la musica?

È nato tutto quando ho ascoltato per la prima volta del rap di artisti non conosciuti. A Pomezia la scena non esisteva, c’erano solo un duo di ragazzi che si chiamavano THE ART OF ROLLING, facevano per lo più “funky” stile Articolo 31 e questa cosa mi ha fatto capire che tutti potevano registrare canzoni e allora feci di tutto per fare le mie canzoni ed insieme ad un mio caro amico (Fox-Yo) formammo I SOPRATTUTTO, creandoci un nostro piccolo studio. Tra l’altro uno dei componenti dei THE ART OF ROLLING, Dj Exy, è il mio attuale produttore e grande amico. Tu pensa che fino al 2014 nemmeno ci conoscevamo…fino a quando non ho iniziato a registrare nel suo studio il mio penultimo disco.

Da ormai qualche mese è uscito il tuo nuovo progetto, La Rosa di Jericho. Come mai questo titolo?

Il titolo racchiude un po’ quello che è stato il mio percorso d’artista ma anche nella vita, perché poi tutte le mie canzoni, o quasi, sono frutto dei miei trascorsi quindi per forza di cose la mia vita artistica e quella quotidiana vanno quasi di pari passo. In pratica La rosa di Jericho è un fiore che “non muore mai”. Nel momento in cui appassisce ribagnandola torna ad aprirsj e diventa gigantesca. Io ho avuto questa metamorfosi continua, anche quando ogni tanto mi stuzzicava l’idea di dire basta con la musica, ma evidentemente è stato solamente un momento di depressione dovuto da un periodo molto difficile della mia vita in cui non mi sentivo realizzato e in cui ho perso persone molto care. La musica sicuramente mi ha aiutato a ritrovare me stesso quando ero ad un passo dallo smarrirmi. E non lo dico tanto per dire.

Sta andando meglio o peggio di come te lo aspettavi?

Sta andando oltre le mie aspettative. Ovviamente non parliamo di disco d’oro e di grandi vendite ma nel mio piccolo, tra free download e copie vendute, sto ottenendo bei risultati. La soddisfazione più grande è certamente il fatto che lo sto portando in tutta Italia e la gente ni cerca spesso. Tutto questo “successo” è avvenuto da quando mi sono trasferito a Torino e da quando Kira Records ha deciso di puntare forte su di me e colgo l’occasione per ringraziare la mia etichetta, Dj Exy, Black Leo e la mia fidanzata che mi sono stati accanto sempre. Una delle cose più importanti secondo me è essere sempre presenti ad ogni jam, battle che sia perché fare dischi, singoli è sicuramente bello e ti dà modo di risultare produttivo alle persone ma alla fine conta molto di più fare live e dimostrare quanto invece sei più forte ai concerti, che nei pezzi registrati possiamo essere tutti bravi e magari live ci sono artisti che non hanno fiato e non rendono quanto dovrebbero.

Com’è stata la scelta delle produzioni e dei featuring?

In genere nei miei dischi non metto tanti featuring perché quando inizio a scrivere un disco so già cosa voglio dire. E’ tutto collegato alle vicissitudini della mia vita e quindi sapendo che nella mia testa ho un disco autobiografico da incidere mi viene difficile mettere un artista qualsiasi se non per qualcosa che può accomunarci. Le produzioni sono quasi tutti beat americani (a parte una mia produzione in collaborazione con mio fratello Fox-Yo, del mio fidato produttore e amico DjExy e di Mark Roland) e quindi a livello di beatmaking c’è stato poco lavoro dietro. Ogni strumentale mi ha suscitato delle emozioni ben distinte anche se la ricerca di questi beat è stata ben precisa visto che avevo già in mente gli argomenti da tracciare nel mio lavoro. In ogni disco ho sempre creato un filo continuo conduttore, ogni canzone con una frase chiave che collegate danno il messaggio finale che voglio dare ai miei ascoltatori.

Tornando ai featuring sappiamo che per esempio il brano Provinciale, in collaborazione con Steeler ha una storia dietro, vuoi raccontarcela?

Certamente! Io e Steeler ci siamo conosciuti a Milano per il contest organizzato da Honiro, siamo arrivati entrambi in finale ed io ho vinto il primo premio, un video realizzato da Honiro Factory (a proposito, a breve avrò una notizia da annunciarvi), e lui il terzo premio che è un brano inserito nel mixtape di Honiro. Parlando abbiamo scoperto di essere entrambi di Torino con la differenza che lui viene dalla Val di Susa ed io sono cresciuto a Pomezia, in provincia di Roma, per 27 anni. E’ nata quasi da sola la collaborazione, in quanto entrambi ci sentiamo un po’ denigrati dal pensiero della massa che qualsiasi artista debba emigrare nelle grandi città per essere considerato quando in realtà ce ne sono tantissimi nelle province che valgono molto di più di rapper di città. Ma non dovrebbe essere un discorso di metropoli o campagna: dovrebbe essere un discorso meritocratico ed oggettivo.

Vincitore della Flexin Battle a Genova, vincitore del contest della Dissway, si può dire che ti stai portando un buon numero di soddisfazioni a casa. Cos’hai provato quando sei stato proclamato vincitore?

Ti racconto un paio di aneddoti (probabilmente sarò prolisso): sapevo di aver vinto quando sia Shame che Principe sono venuti da me per congratularsi personalmente dopo la mia doppia performance nella prima fase e nella fase finale dicendomi chiaramente che il loro voto era per me e quindi la gioia è stata smorzata in quel frangente, ma devo dire che è stato comunque fantastico sentir dire dall’organizzatore del contest che avevo vinto. Non me l’aspettavo sul serio, giocare fuori casa è sempre difficile, lo è stato anche le prime volte che mi sono esibito a Torino e quindi portare il pubblico dalla tua parte (c’erano penso più di 500 persone al Crazy Bull di Genova) quando nessuno mi aveva mai sentito prima (con tutti i pregiudizi del caso per la mia maschera) è un qualcosa che rimane nel cuore per sempre, un’emozione indescrivibile. Venivo dalla vittoria di un altro contest (quello della Dissway) della sera prima e praticamente avevo 4 ore di sonno perché alle 6 attaccavo a lavorare, sono tornato a casa alle 13, mangio un boccone volante, mi lavo rapidamente ed esco con la mia fidata Opel Corsa anno 2000 (ti auguro il meglio con il tuo nuovo proprietario e grazie per tutti i viaggi che abbiamo fatto insieme) alle 13.45, arrivo alle 16 a Genova e il resto lo conosci già. Il pubblico genovese è stato meraviglioso con me, quando ho fatto NEL MIO PAESAGGIO FREESTYLE (video sul canale Youtube Kira Records), che ormai posso definirlo il mio pezzo forte del disco, ho sentito alzarsi i decibel di brutto e i brividi salire sulla mia pelle durante tutta l’esibizione. Da tutta quella gente che prima era scettica per motivi “estetici” è poi venuta da me per congratularsi ed è un’immagine che non mi scrollerò mai dalla mente. Ogni tanto riguardo i video che mi ha fatto la mia ragazza e mi esce un sorriso da ebete.

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Questa è una domanda che non faccio praticamente mai, però a te penso sia d’obbligo. Cosa provi quando sali sul palco?

Provo paura e gioia allo stesso momento. Prima di esibirmi me la faccio veramente sotto! Ho le mani fredde, non parlo con nessuno, sono iper concentrato a non fare figure di m… e soprattutto spero sempre di ricordarmi tutte le parole! Ma il secondo dopo essere partito con la prima barra sono già serenissimo e gasato a bestia! Quando ho il microfono in mano ho una vera e propria trasformazione e chi mi conosce bene lo sa. Nella vita sono una persona tranquillissima, socievole, che non farebbe mai del male ad una mosca, non fumo, non bevo, non ho altri vizi al di fuori della musica e del calcio e quando le persone che sanno chi sono fuori dal palco mi vedono così carico non ci credono nemmeno loro. Punto a dare un messaggio a chi mi vede: che questa è la mia arena, io devo sbranare chiunque, che a me di partecipare frega c…i! Io voglio vincere sempre anche in amichevole, io pure a solitario voglio vincere! Questo è il lavoro che voglio fare perché ho le caratteristiche e l’attitudine per poterlo fare e il live è il mio punto di forza e sto notando che la gente lo ha capito e avverto anche una certa “paura” degli altri, cosa che prima nemmeno immaginavo potessero provare quando mi sfidano. Sono la persona più umile di questo mondo e come tutti ho ancora tanto da imparare, ma ho un background che mi permette di poter fare quel passo in più rispetto ad altri che hanno cominciato da poco.

Tornando alla Flexin Battle, a breve partirai per Londra e aprirai assieme ad Obi Young (vincitore del Flexin tenutosi a Torino) Noyz Narcos. Dev’essere una bella emozione. Ti senti carico?

Sono al settimo cielo! Portare la mia musica fuori dall’Italia è il sogno di una vita, figuriamoci a Londra che è una delle città più belle in assoluto. Tra l’altro non sono mai stato nella capitale inglese ed andarci in questo contesto non può che rendermi felicissimo. Sarò super preparato per quest’evento pazzesco, spero che i londinesi si ricordino di me non solo per la maschera ma per qualcosa di positivo che gli ho trasmesso. Poi andarci con un fratellino come Obi Young (a momenti può essere mio figlio visto che è un 2001), che secondo me è uno dei giovani talenti che più promette bene nel Piemonte, per me è un gran piacere perché ha quello che in un rapper prediligo: contenuti, flow, cattiveria e quell’umiltà che non smette mai di essere sottovalutata.

Progetti futuri?

Usciranno dei video estratti dal mio ultimo disco, ci saranno dei miei featuring che usciranno a breve, ma dal 2018 inizierò a pensare al progetto nuovo e nel frattempo usciranno dei singoli che faranno da apripista.

Cosa consiglieresti ad un rapper un po’ titubante sul partecipare a queste competizioni?

Prima di tutto vorrei dire che è normale aver paura specie se è la tua prima esibizione live e lo dice uno che ha ancora paura! Te lo dice uno che al primo contest e primo live in assoluto è arrivato secondo avendo provato il pezzo dentro ad una macchina senza averlo mai registrato! Non è un consiglio quello che voglio dare ma un incoraggiamento: perché esibirsi davanti ad altre persone non è mai semplice e mettersi in competizione con altri artisti è sinonimo di coraggio perché non tutti sono capaci di mettersi in gioco e di conseguenza il consiglio che posso dare è di non aver paura del giudizio degli altri e di mostrare quello che riesci a fare, anche se probabilmente prenderai la batosta ma sono quelle che ti forgiano più di tutte, le sconfitte aiutano a vincere. Quelli che ti giudicano sono gli stessi che sono li a guardare quello che loro non sono in grado di fare, che sia sotto al palco oppure online.

Come vedi la nuova scena rap emergente?

I ragazzi di oggi sono quasi tutti molto forti, io non ero così forte agli inizi e questo è sintomo di una crescita nel rap italiano esponenziale. Tecnicamente la maggior parte di loro è indiscutibilmente forte, ma in molti emergenti vedo molta presunzione e contenutisticamente li sento poveri. Soprattutto noto una mancanza di rispetto verso coloro che questa roba l’hanno creata e coltivata e se loro oggi si ritrovano a fare quello che fanno oggi lo devono soprattutto ai pionieri della vecchia guardia. Io sono a favore dell’evoluzione musicale e mi piace molto la corrente che si sta portando avanti adesso e la supporto volentieri, ma prima di tutto bisogna rispettare chi c’era prima perché al contrario significherebbe voltare le spalle a chi ti ha dato modo di poter coltivare la tua passione.

La nostra chiacchierata è ormai giunta al termine e ti ringrazio di cuore. Vuoi aggiungere qualcosa non è stato detto? Linka tutti i tuoi social utili.

Io ringrazio ancora te per lo spazio e saluto tutti quelli che mi supportano! Qui vi linko tutti i contatti utili:
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